… Qual valore avesse Volpiano come fortezza lo si poté vedere
verso la metà del secolo XVI, quando vennero le lunghe e terribili guerre tra
Francesi e Cesariani. Volpiano restò occupato nel 1535 dagli Spagnuoli coi quali
era in lega il Duca di Savoia; e la sua difesa fu affidata a CESARE MAGGI di
Napoli.
Quest'intrepido e valoroso capitano seppe per venti anni continui
tenere in iscacco i generali di Francia; anzi egli non si contentò di
stare sulle difese chiuso nella fortezza a lui affidata,
ma faceva continue escursioni molestando gravemente i Francesi che occupavano
Torino.
Una volta andò di soppiatto fin sotto le mura di quella città con un pugno dei
suoi soldati; e scalato il bastione vicino alla Consolata stavano per
aprire una porta, quando malpratici di essa fecero del rumore.
Accorsero i custodi e subito fu dato l'allarme. Gli audaci dovettero
ritirarsi, ma fu si grande la paura incussa nella città, che si
attribuì a miracolo la fallita impresa. Cesare Maggi, per nulla scoraggiato da
questo insuccesso, preparò subito un'altra astuzia per prendere Torino ai
Francesi. Fece preparare cinque o sei carri di fieno in modo che fra i
batuffoli si potessero nascondere dei soldati, e di notte avviò questi carri
verso Torino.
Intanto egli alla lontana li seguiva con 800 cavalli e 5000 fanti che aveva
radunato in Leynì. I carri arrivarono a Torino e fu loro abbassato il
ponte levatoio. Appena furono dentro, i finti contadini
impugnarono le armi nascoste, i soldati celati sbucarono fuori dal
fieno e tutti uniti si gettarono contro le guardie.
Credevano di essere secondati dalla truppa che loro teneva dietro: ma
questa,. per impreviste difficoltà, non era giunta in tempo, e per di
più l'ultimo carro che doveva fermarsi in mezzo
alla porta per impedirne la chiusura era rimasto fuori. Il
custode aveva intanto alzato il ponte, ed i prodi restarono presi nella
propria trappola.
Non si sgomentarono però, anzi combatterono come leoni vendendo ben cara la loro
vita.
Questi audacissimi tentativi fecero comprendere ai Francesi che non
avrebbero mai potuto stare tranquilli da quella parte finché non l'avessero
fatta finita con Volpiano e con il suo governatore. Stabilirono quindi di
fare la conquista di quella fortezza, quantunque fosse reputata
impresa assai difficile (1). Il maresciallo Brissac, comandante dei
Francesi, ordinò al Duca di Aumale, colonnello di cavalleria, di
preparare un assedio in piena regola. Costui venne a San Benigno
con 5000 fanti e 2000 cavalli, e di la si portò
ad investire Volpiano preparando molte mine per far
saltare in aria le mura. Il presidio tentò di impedire
quei lavori, ma poté ottenere ben poco. Il
governatore Maggi, vedendo che colla piccola guarnigione di cui disponeva non
avrebbe potuto resistere a lungo contro tutto quello
sforzo dei nemici, domandò aiuti al Duca d'Alba, ma non poté
ottenere nulla. Frattanto il Duca d'Aumale, stanco della lentezza con
cui procedeva il lavoro per l'escavazione delle mine, volle tentare un assalto
diretto.
Fatta aprire una breccia nelle mura con un terribile
bombardamento, comandò ai soldati di varcare il fosso credendo che vi fosse
poca acqua. I soldati si lanciarono animosamente
avanti, ma vi trovarono la morte; trecento restarono affondati
nella melma. Allora si tornò al paziente l avoro delle mine, e
finalmente queste scoppiarono portando un largo squarcio nelle mura.
Il presidio spagnuolo dopo venti giorni e venti
notti di assedio e dopo un'ultima sanguinosa,
resistenza, capitolò a buone condizioni e usci con
l'onore delle armi (2). I Francesi, non contenti delle rovine prodotte
durante il terribile assedio, decretarono la demolizione
del castello e delle fortificazioni di Volpiano, affinché non potessero più
servire al nemico. Cosi fini nel 1555 quel fortissimo castello.
Quale strazio, e quale desolazione!
Ora, come abbiamo detto, sono quasi scomparse anche le vestigia di tanta potenza e
grandezza.
(1) Correva in quei tempi un proverbio che diceva: «Quand i
Fransseis a piiran Vòlpian, la levr a piirà 'l can»
(Quando i Francesi piglieran Volpiano, la lepre piglierà il
cane). Questo proverbio trovasi in un antico manoscritto
conservato negli Archivi dei Regno.
(2) Questo assedio era tenuto per un fatto d’armi tanto
importante, che molta nobiltà trovasi negli assediatori.
Fra essi distinguevasi i principi Iacopo di
Savoia-Nemours, il signor d’Enghien, il principe di Condè, ecc.